Postcards from Utopia #11

Tipo opera: Street art su cartoncino
Tiratura: open edition
Dimensioni 21x15cm
Anno: 2026

Descrizione

Con “Postcards from Utopia” ho immaginato delle cartoline spedite da un luogo che non esiste ancora. Forse dal futuro, forse da un mondo possibile, forse semplicemente da quella parte di noi che continua ostinatamente a credere che qualcosa possa cambiare.

Le quindici opere nascono dall’incontro e dallo scontro tra due realtà. Da una parte ci sono la guerra, le macerie, le armi, le gabbie, la violenza, l’omologazione e un’umanità trasformata persino in codice a barre. Dall’altra irrompono fiori, colori, bambini, animali e piccoli gesti capaci di ribaltare il significato delle cose. Un carro armato non spara più proiettili ma fiori. Un fucile abbandonato diventa il sostegno di un nido. Una colomba porta ancora il suo ramo d’ulivo, anche se qualcuno le ha già puntato addosso un mirino. Un topo cavalca un missile su cui è stata scritta la parola PEACE.

Mi interessa proprio questa contraddizione.

Nelle mie immagini l’utopia non è un mondo perfetto. È qualcosa che tenta continuamente di nascere dentro un mondo imperfetto. Per questo il colore esplode sopra il bianco e nero, invade le rovine, sporca le uniformi, attraversa le armi e cresce dove sembrerebbe non esserci più spazio per la vita.

Ci sono immagini volutamente dure, ma non voglio raccontare soltanto la distruzione. Voglio raccontare soprattutto ciò che le sopravvive. I bambini che giocano tra ciò che gli adulti hanno distrutto, due ragazzi che si scambiano un orsacchiotto oltre le appartenenze, la natura che osserva l’uomo imprigionato nelle proprie gabbie, i fiori che prendono il posto delle bocche da fuoco. Persino tra le rovine qualcuno continua a farsi un selfie e a chiamare tutto questo “Tempi moderni”.

È anche una riflessione sull’assurdità del nostro presente. Abbiamo costruito tecnologie straordinarie, sistemi sempre più sofisticati e strumenti capaci di collegare ogni punto del pianeta, eppure continuiamo a costruire muri, produrre armi, dividere esseri umani e trasformare la vita in qualcosa da classificare, possedere, vendere o controllare.

Postcards from Utopia nasce da questa domanda: che cosa resterebbe di noi se un giorno smettessimo di considerare inevitabile tutto questo?

Non ho una risposta. Le mie cartoline non vogliono darne una.

Preferisco affidarla a una bambina che lascia volare i suoi palloncini, a un fiore che nasce da un carro armato, a un uccello che costruisce il proprio nido sopra un vecchio fucile arrugginito.

Forse l’utopia non è il luogo impossibile verso cui stiamo andando.

Forse è ciò che potrebbe cominciare nel momento esatto in cui decidiamo di non accettare più come normale il mondo che abbiamo costruito.

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